sabato 7 novembre 2009
CAPITOLO QUARANTESIMO

Mentre i ragazzi si divertivano in piscina e al beauty center, Giulietta si rituffò nel lavoro, tentando di concentrarsi anche sui preparativi per la partenza. Sei mesi all’estero fanno del luogo di lavoro una vera e propria abitazione, pertanto gli oggetti accumulati da imballare e spedire in Italia sarebbero stati parecchi. Aveva deciso di comportarsi come per il viaggio di andata: sarebbe rientrata con due sole valige e tutto il resto le sarebbe stato recapitato tramite corriere. Svolse quindi le formalità di routine per terminare le impellenze lavorative e, prima di organizzare il torneo di scacchi, controllò la posta elettronica trovando la mail di Marina.
“Lo sapevo! Lo sapevo che quello ti faceva capitolare!!!
Tu sei già cotta a puntino, Giulietta! Credi a me: te la stai raccontando. Non vuoi solo divertirti con lui: desideri ben di più da questa cosa! Ma stai attenta, per favore. Ti bruci, con uomini del genere. Non cambiano così facilmente, anche se è il sogno di ogni donna domarli.
Sono preoccupata per te, ma al contempo molto contenta di averti finalmente letta felice e fiduciosa. Non vedo l’ora di conoscere il ragazzo che ha fatto il miracolo: hai almeno una sua foto?
Per quanto riguarda il rientro anticipato, voglio pensare che sia a causa dell’attentato e non per correre dietro a lui, nel qual caso sei più invaghita di quel che credevo! Hai bisogno che venga a prenderti da qualche parte? Lo faccio volentieri, lo sai.
Quindi si va in Mar Rosso? Dimmi quando e dove che faccio i bagagli! Ho così tante cose da raccontarti, tesoro! Non vedo l’ora di riabbracciarti e stare qualche giorno assieme! Ah.. sono davvero tanto ma tanto colpita per come hai reagito alla chiamata di Romeo: e questo immagino ci riporti a Terence!
Non affrettarti a negare, che in cuor tuo sai che è così. Il fatto che tu non sia scappata di fronte ad un’emozione così forte è di per sé positivo, incosciente ma positivo. Significa che ti sei ripresa! Ora non vorrei che ripiombassi nella disperazione per un uomo impossibile da imbrigliare, però.
Vacci cauta, ascolta una vecchia saggia prossima alla separazione!
O forse dovrei darti il consiglio opposto e suggerire di lanciarti? Non so più nemmeno io cosa è assennato, nella vita. Guarda me: ho passato gli anni migliori facendo solo quel che era giusto e politicamente corretto, per poi ritrovarmi con una marea di rimpianti e un pugno di mosche in mano.
Forse fai davvero la scelta migliore tu, seguendo l’istinto. Alla tua età è consentito! Io però potrei essere tua madre quindi è doveroso che mi preoccupi un po’, o no?
Un abbracio. M.”
Giulietta lesse soddisfatta a lettera dell’amica, più e più volte. Nonostante si sbagliasse di grosso sugli ipotetici sentimenti che riteneva lei provasse per Terence, avevano raggiunto le stesse conclusioni: a ventisei anni ci si può ancora permettere il lusso di correre qualche rischio. Le rispose subito raccontando le ultimissime novità riguardo alla madre e alla casa, aggiungendo che le avrebbe fatto sapere l’indomani qualora avesse bisogno per il rientro.
Alle sei e mezza aveva terminato tutto il lavoro, evaso la corrispondenza, parlato col corriere per provvedere alla spedizione dei suoi effetti personali e organizzato il torneo serale. Non le restava che tornare nella hall e ricevere i clienti che silenziosi rientravano dalle escursioni e si assiepavano davanti al televisore per carpire le ultimissime novità da New York.
Gli ospiti italiani uscirono dall’ascensore eleganti e già pronti per la cena, poco prima delle diciannove, visibilmente più rilassati del giorno precedente.
“Dove siete stati oggi, di bello? Mi han detto i ragazzi che avete fatto una gita!”
“Giulietta, abbiamo visitato una galleria a St.Ives veramente interessante e ci siamo distratti in un paio di spiagge della zona: Carbys Bay e Porthminster Beach. Un’acqua meravigliosa! Hai visto che abbronzatura abbiamo?”, trillò la Fracci, gongolante.
“Hanno anche assalito tutti i negozi della zona, se vogliamo raccontarla proprio tutta”, borbottò Conti, gli occhi ancora vagamente segnati dal dolore risvegliatosi prepotente il giorno prima. “Ti domando scusa per come me ne sono andato ieri, cara. E’ stato un duro colpo..”, bisbigliò.
“Non lo dica nemmeno per scherzo, signor Conti. Ognuno reagisce come può a certe tragedie. Pensi che io ho fatto i biglietti per rincasare con voi sabato: non ci penso proprio a stare su un aereo senza conoscere nessuno, adesso. E voglio vedere mamma e papà!”, lo consolò la ragazza.
“Povera piccola”, la abbracciò la Busi, chioccia. “Chissà come ti devi essere sentita, così sola e lontana da casa. Se l’avessi immaginato restavo a farti compagnia, ieri!”
“E’ molto gentile, signora. In realtà alla fine sono stata con amici in un paese vicino, a cena. Sono venuti anche i ragazzi, con noi. Quel che è accaduto ha scosso tutti. La ditta di mio padre aveva uffici in una delle torri: ci sono un sacco di colleghi dispersi.”
“Che tragedia immane”, constatò Fracci, cupo. “Che dicono le ultime news?”
“I titoli dei giornali sono apocalittici, e là continuano a scavare. La stima delle vittime sta salendo drasticamente, anche al Pentagono. E pare che l’aereo schiantato in Pennsylvania fosse un volo dirottato e forse abbattuto dagli americani per evitare che colpisse altri obiettivi a Washington. Non si hanno conferme in merito, però”, aggiunse seria. “E dubito che mai ci saranno. Ma voi, signore, cosa avete acquistato?”, chiese, cambiando discorso.
“Un po’ di tutto, cara. Questo è per te!”, disse la Conti porgendo a Giulietta una scatolina di velluto. “Da parte di tutti noi! E abbiamo anche trovato un paio di pantaloni per Terence e un maglioncino a scacchi per Andrè. Dove sono, a proposito? Li hai visti, oggi?”
“Non dovevate disturbarvi, davvero”, mormorò imbarazzata aprendo l’involucro e scoprendo un paio di orecchini d’argento e acquamarina. “Sono meravigliosi! Grazie, grazie mille!”, disse, baciandoli affettuosamente, uno per uno, sotto lo sguardo torvo di Mr. Brown che sorseggiava un aperitivo al bar. “I ragazzi erano in piscina, nel pomeriggio, poi credo andassero in sauna”, rispose vaga. “Erano un po’ sotto tono, ancora!”, disse, ridacchiando tra sé e sé. “Volete che li chiami in camera? So che la barca per domani è confermata, se vi interessava sapere quello.”
“Lasciali riposare, se lo meritano. Se non dovessero scendere a cena, poi li cerchiamo per accordarci sull’orario per andare in immersione.”
“Immagino che tra poco saranno qui: qualcosa mi dice che saranno affamati!”, rise, ambigua. “La piscina stanca”, aggiunse in fretta. “E hanno nuotato a lungo!”
I clienti, soddisfatti della chiacchierata, si diressero verso il ristorante mentre Giulietta, rassegnata, tenne compagnia al vecchio signor Brown, che la rimproverò di preferire gli altri clienti a lui. Parlarono un po’, bevendo un fresco Chardonnay, e l’anziano cliente si dispiacque molto nell’apprendere che la sua prediletta sarebbe tornata in Italia, promettendo di dedicarle una canzone venerdì sera, per salutarla a dovere.
Quando anche l’anziano raggiunse la sala da pranzo, la ragazza meditò di farsi portare qualcosa da mangiare: lo stomaco brontolava parecchio. In quel mentre giunse il direttore, invitandola a cenare in sua compagnia. Rifiutare era impossibile pertanto si rassegnò all’idea di una lunga e noiosa conversazione sulla crisi delle borse, il crollo dei mercati e i costi di gestione delle strutture alberghiere. Fu durante questa soporifera conversazione che Andrè e Terence fecero il loro ingresso cercandola con sguardo apprensivo nel salone, non avendola vista in reception.
Giulietta fece loro un cenno col capo, sollevando gli enormi occhi blu al cielo, esasperata, non vista dal titolare, comunicando implicitamente ai suoi amici l’impossibilità di unirsi a loro.
“Come la lasci sola un attimo te la rubano, vecchio mio!”, scherzò Andrè.
“Di quello non mi preoccupo. E comunque non è proprietà privata”, rise Terence, avvicinandosi al tavolo dei loro clienti prossimi a degustare il dolce per accordarsi sull’indomani mattina.
“Giulietta ci aveva avvertiti che sareste scesi, prima o poi! Dice che siete affamati dopo tanta piscina!”, cinguettò la Fracci, sempre felice della presenza dei due ragazzi.
“Nuotare mette appetito!”, confermò ironico Andrè, guardando ammiccante l’amico. “Almeno io ho pranzato, Terry invece no! Sta morendo di fame, in effetti”, sghignazzò.
“Veramente io sono abituato a nuotare e saltare i pasti: sei tu che hai fatto qualcosa di diverso dal solito, sai?”, rispose allusivo, guadagnandosi una gomitata. “Allora ci vediamo domani alle dieci nella hall, come al solito! Buona serata, signori!”, disse congedandosi e prendendo posto ad un tavolo vuoto, aspettando Andrè che si era intrattenuto in convenevoli. Da quella posizione poteva ammirare il profilo perfetto di Giulietta: il naso dritto, la mascella morbida, lo zigomo pronunciato e quell’affascinante gesticolare che la rendeva così buffa quando parlava.
“Sei in venerazione?”, lo derise l’amico, sedendosi.
“E’ bella, vero?”, chiese, sommesso. “Non è appariscente né particolarmente avvenente, ma nel suo essere semplice e genuina è stupenda, non trovi?”
“Lo strano è che queste cose le dica tu, Terry. Io da sempre sostengo che la bellezza sta nella normalità e non nell’esagerazione. Tu invece hai sempre amato le donne eccessive!”
“Anche lei lo è, a modo suo, non credere..”
“Risparmiami i dettagli sulla nottata di sesso, per favore!”
“Non mi riferivo a quello, Andrè! Non solo, almeno”, ridacchiò. “Intendo dire che a volte sembra un animale in gabbia: una tigre in un corpo da colomba. Pare che abbia voglia di rinnegare tutto ciò che è sempre stata; non capisco però se vuole diventare qualcosa che non è per evadere dalla routine o se invece scappa da un’immagine che si era cucita addosso e non la rappresenta più.”
“Te lo domandi per il fatto che sta con te nonostante tu sia in antitesi con tutto quel che ha sempre voluto in un uomo?”
“Non sta con me, chiaro? Comunque si, mi chiedo perché ha voluto imbarcarsi in questa cosa. So che ne avete parlato quindi conosco anche il tuo punto di vista.”
“Non so se tu rappresenti la fuga dal passato doloroso o la ricerca di un futuro migliore. Comunque la stessa domanda posso farla a te: lei è la vita che vorresti o una momentanea deviazione dalle tue abitudini, per provare qualcosa di diverso?”
“Credo che avrebbe tutte le carte in regola, se fossi pronto a cambiare vita. E non lo sono. Il discorso è comunque un altro: io non sarò mai abbastanza per Giulietta. Lei è combattuta tra istinto e ragione, passato e futuro, bisogno di controllo e desiderio di lasciarsi andare. Qualunque strada deciderà di intraprendere, però, vorrà accanto qualcuno di cui potersi fidare. Non me, quindi. Vivrebbe nell’ansia di essere tradita e prima o poi si stancherebbe di questa incertezza e mi scaricherebbe. Quindi a che pro cercare un futuro dove non c’è speranza?”
“E’ per questo che la porti in ferie? Per divertirti e basta? Solo sesso? Non ci crede nessuno, dai! Nemmeno tu, in fondo. Le persone cambiano, Terry. E’ ovvio che la fama di persona superficiale ti preceda, ma starebbe a te tranquillizzarla, con il tempo e ampie dimostrazioni di fedeltà. La fiducia va guadagnata e conquistata, giorno dopo giorno, per una vita intera.”
“So che è folle, non pensare che non ne sia conscio, Andrè”, bisbigliò, angosciato. “Ma quando l’avevo tra le braccia, questa notte, ho desiderato che fosse mia per sempre.”
“Dico a te quel che ho detto a lei?”
“Mi ha già fatto il riassunto, grazie. Tra l’altro, grazie per averle messo in testa che io sono troppo coinvolto in questa storia! Faccio di tutto per dirle che voglio solo divertirmi e tu mi smentisci?”
“L’ho detto di entrambi perché lo penso, Terence! E non mi sbaglio, accidenti! Ti avviso solo di una cosa: non intendo vedere né lei piangere né te soffrire, chiaro? E non voglio stare tra due fuochi o smettere di frequentarla perché avete dei problemi da risolvere. Quindi godetevi questa cavolo di vacanza e al ritorno fate in modo che le cose siano chiare. Che siate una coppia di fidanzati, amici o amanti, non mi interessa. E vedete di fingere bene, se la situazione non è risolta, perché mi rifiuto di sentire lagnanze e piagnistei. D’accordo?”, sbottò Andrè, agitandosi.
“Calmo, eh? Perché ti incazzi così? Mi fai andare di traverso la cena!”, rise Terence, divertito dal fervore dell’amico. “Tu sei geloso, c’è poco da fare. Stai impazzendo al pensiero che lei soffra, riconoscilo.”
“Non voglio che tu le faccia male con la fuga che farai, perché Giulietta è stata chiara: vuole vivere intensamente ogni momento con te per non avere rimpianti. Non si tratterrà e tu ci lascerai il cuore. Quindi mentile, simula, fai quel che vuoi ma non provare a scappare da lei: la faresti sentire sconfitta. Intanto perché ti vuole bene e poi perché capirebbe di aver messo a repentaglio il rapporto d’amicizia, cosa a cui tiene molto, per una leggerezza. Perciò sei avvisato.”
“Mi domando chi di noi due sia più invaghito di lei, se tu od io”, disse serio.
“Non ci provare, Terry. Non attacca. Non mi sentirò in colpa perchè mi piace. Sarei contentissimo se vi metteste assieme, lo sai: non sono geloso di questo. Soltanto, se vuoi metterci della malizia, pensa che non sopporterei di non vederla più per colpa tua, okay? Hai presente tutta la manfrina che ti faccio sempre a proposito di Katia? Bene, vale anche per Giulietta. Trattala come se fosse mia sorella!”
“Con lei non ci vado a letto, però”, sdrammatizzò ironico. “Non ancora, almeno!”
“Dopo lo racconto alla tua bella, vediamo cosa ne pensa di questo!”, rise, rilassandosi.
“Ho il divieto di guardare altre donne finché esco con lei, quindi per qualche giorno tua sorella è al sicuro!”, gongolò. “Andrè, me lo diresti se ti desse fastidio qualcosa?”
“Mi pare di averlo appena fatto, no?”, nicchiò.
“Intendevo: se i tuoi sentimenti per Giulietta cambiassero, me lo diresti?”
“Certo che no!”, ridacchiò, dissimulando.
“Si che lo faresti, invece! Vero?”, chiese, incerto. “Dolce?”
“Io prendo un pudding al cioccolato”, tagliò corto. “Poi ci prepariamo: Jas ci aspetta!”
Andrè sperò che, portando il discorso sulla bionda inglese, l’amico gli desse tregua.
“Non sapevo dovessimo uscire”, commentò perplesso Terence.
“Jasmine ha insistito tanto perché andassimo al pub. Mi dispiace: dopo aver saputo della imminente partenza di July non ha voluto sentire ragioni. Magari è sufficiente che mi accompagnate là.”
“Quindi dorme da te anche oggi?”, chiese ammiccante. “Attento a non stancarti troppo eh?”
I due amici si punzecchiarono un po’, divertiti, ingaggiando una lotta tutta maschile a colpi di dissacranti battute, finché Giulietta li raggiunse.
“Potevate inventarvi un’emergenza? Fingere di stare male, qualsiasi cosa pur di salvarmi da quell’uomo! E’ gentile ma monopolizza la conversazione!”
“Sai, eravamo troppo intenti a mangiare dal momento che la nuotata ci ha affamati!”, la derise Terence, facendola arrossire. “Quindi sabato parti con noi? Hai prenotato il biglietto?”
“Tutto organizzato: sono pronta. Devo solamente fare le valigie ed imballare la roba che il corriere spedirà lunedì. Non mi par vero, ragazzi. Torno in Italia! La prima cosa che farò sarà mangiare una pizza decente! Nella mia casetta! Terry, non te l’ho ancora detto: mamma si è trasferita dal suo uomo lasciandomi l’appartamento!”
“Fantastico: organizziamo una festa di inaugurazione allora!”, dichiarò entusiasta. “Così ci presenti le tue amiche!”, la provocò.
“Prima la rinnovo io con un amico di vecchia data, se non ti dispiace”, rispose piccata. “Hai detto che partiamo lunedì noi? Perché domenica ho già preso questo impegno!”
Andrè scosse la testa, arreso: “Terence, non cambierai mai!”
“Vado a preparare la sala per gli scacchi, salgo a cambiarmi e arrivo. Ci vediamo al pulmino tra un attimo, ragazzi”, disse, alzandosi.
“July, hai capito che scherzavo vero?”, mormorò Terence, dispiaciuto, trattenendola per il braccio
“Io no, però. Ho davvero qualcuno che mi aspetta smanioso, a casa!”, rispose, sarcastica, liberandosi dalla presa e andandosene.
“Cazzo Terry, poi ti lamenti che non si fiderà mai? Chissà perché! Ti scortico se la fai soffrire, ricordatelo: vai a scusarti”, ordinò Andrè.
Terence si fermò al bar nella hall sorseggiando un caffè, aspettando che la ragazza uscisse dalla sala relax.
“Ti accompagno su, posso?”, le chiese, impacciato, accostandosi a lei che attendeva l’ascensore.
“Vuoi spiare nei cassetti alla ricerca di foto delle mie amiche, così ti avvantaggi?”
“Sai che non dicevo sul serio!”
“Certo che lo so, ma almeno per un secondo puoi fingere che non ti interessino altre donne?”, sibilò entrando nella porta scorrevole, seguita dal ragazzo. Premette il tasto 2 e si zittì, scrutandolo.
“Se vuoi mi getto per terra e imploro perdono: può servire?”, chiese, avvicinandosi e cingendole la vita, sfiorandole dolcemente il collo con un morbido bacio.
“Aiuterebbe, in effetti”, ridacchiò, respirando a fondo il fresco odore dell’uomo.
Quando l’ascensore si fermò, si scostarono rapidi, evitando che qualcuno fosse in attesa nel corridoio del secondo piano. Poiché era deserto, si avviarono verso la stanza di Giulietta, assieme, mano nella mano. Al riparo da occhi indiscreti, nella riservatezza della camera, Terence le prese il volto tra le mani e cercò avido le sue labbra, baciandola con passione. “Mi sei mancata, oggi”, le sussurrò, sincero, slacciandole i bottoni dell’austera divisa color aviazione.
“Andrè ci aspetta giù. Non farti strane idee!”, lo ammonì, allontanandosi.
“Lo lasciamo al pub e torniamo subito, va bene?”, propose, ammirandola mentre si sfilava svelta i vestiti da lavoro e si scioglieva i capelli. “Lo riporta Jas e si ferma qui a dormire, ha detto.”
“Una birra la prendiamo però, vero? Devo salutare qualcuno, là. Ci pensi che sono le mie ultime noti inglesi?”, mormorò, triste. “Guarda questo casino, Terence. Domani è già giovedì: come farò a sistemare tutto in soli due giorni? E’ stata una follia programmare il ritorno così presto!”, esplose, colta dal panico.
“Domani sera veniamo noi e ti aiutiamo a sistemare tutto. Faremo in un baleno. Stai calma, July: berremo tutte le birre che vuoi, se ti aiuta”, disse, abbracciandola, in piedi alle sue spalle, osservando i loro riflessi nello specchio immenso che troneggiava nell’anta dell’armadio.
“In confronto a te sembro un latticino!”, sorrise, notando l’immagine del braccio bronzeo di lui posato sul suo sterno pallido. “Se mi lasci mi vesto, che dici?”
“Che sei bella comunque”, bisbigliò, sedendosi sul letto ed osservandola prepararsi.
Giulietta indossò velocemente i jeans, prese una maglietta dalla pila di indumenti accatastati sulla sedia e calzò un paio di Adidas chiare; spazzolò i lunghi capelli neri, li fermò con due mollette celesti e si dichiarò pronta, prendendo dalla tasca della giacca da lavoro il piccolo astuccio di velluto contenente gli orecchini donati dai clienti italiani.
“Hai ricevuto proposte di matrimonio, oggi?”, si incuriosì Terence, scrutando la preziosa scatolina.
“Ho rimandato qualsiasi risposta a dopo la nostra vacanza, non temere!”, ghignò, aprendo la confezione e raccontandogli del generoso gesto dei suoi sommozzatori.
“Ti stanno d’incanto: illuminano gli occhi”, constatò ammirato, quando li indossò.
“Va bene, ti sei fatto perdonare, per oggi. Puoi smetterla coi compimenti! Andiamo?”
“Tutto pur di farti felice, mia regina”, la derise.






















